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Dirigente Scolastico:
Prof. ssa Giovanna Griseta

Ultime notizie

Saluto del Dirigente Scolastico alla Comunità del Fermi (a.s. 2018-2019)

Agli studenti
Alle famiglie
Al personale docente e ATA 

       Carissimi,
con il corrente anno scolastico inizia, per la sottoscritta, il secondo triennio alla guida del Liceo Scientifico “Fermi”.
       Gli anni trascorsi hanno visto crescere progressivamente il nostro Liceo, non solo dal punto di vista quantitativo con un notevole incremento delle iscrizioni, ma soprattutto dal punto di vista qualitativo, grazie alla realizzazione di attività progettuali di elevato spessore formativo.
      Occorre, adesso, fermarsi a riflettere e porre le basi per una rinnovata alleanza educativa tra scuola e famiglia, che non si sostanzi esclusivamente nella firma di un Patto educativo di corresponsabilità.
       La prima domanda alla quale dobbiamo rispondere insieme è la seguente: Che scuola vogliamo? E che scuola abbiamo?

       Le numerose novità messe in campo negli ultimi anni nel mondo dell’istruzione delineano l’identità di una scuola dal carattere compulsivo, in cui a farne le spese è, molto spesso, la didattica, l’organizzazione e l’acquisizione delle conoscenze, e di conseguenza il sapere nel suo complesso. A tutto ciò si sovrappone una burocrazia asfissiante che sollecita, sempre più, il docente a trascorrere parte del suo tempo prezioso a compilare documenti, a confrontarsi con norme e leggi spesso di difficile interpretazione. La figura del docente, cultore della propria materia, competente multidisciplinare e della ricerca, propugnatore della libertà di pensiero e delle conoscenze tecniche e scientifiche, si sta svuotando al cospetto di indicazioni che minano l’autonomia stessa dell’insegnamento, le proprie prerogative non solo professionali ma civili.
       Che fare di fronte a questa realtà che incentiva lo stress correlato, che amplia tensioni quotidiane tra docenti e genitori, tra dirigenti e docenti?
       Le strade che si possono percorrere per uscire da questa situazione di insofferenza culturale esistono e dobbiamo percorrerle insieme.
      In primo luogo, occorre riportare l’alunno al centro del processo educativo: dunque, priorità al processo di insegnamento-apprendimento che si svolge nelle ore curricolari e che consente l’acquisizione delle conoscenze necessarie e indispensabili sulle quali costruire le competenze. Competenze che si possono acquisire solo ed esclusivamente a seguito di una profonda ed accurata sedimentazione dei contenuti, che avviene grazie ad uno studio costante e metodico. Dunque, strettissima correlazione tra attività curricolare e progettualità extracurricolare, che costituiscono le due facce di una stessa medaglia. Di conseguenza, scelta accurata e mirata delle attività da proporre, affinché la scuola non si trasformi in un “progettificio” ma, al contrario, diventi il luogo dell’ interazione strettissima tra azioni formative di pari dignità, tutte finalizzate alla crescita culturale e personale di un cittadino critico e consapevole del proprio ruolo all’interno della società globale.
       In secondo luogo, occorre tornare a considerare la scuola il luogo nel quale si costruiscono non solo le basi del sapere, ma anche e soprattutto i pilastri del nostro vivere civile, in cui avviene il riconoscimento essenziale dell’ordine, dell’autorità. Negli ultimi anni, il rapporto tra docenti e famiglie sta diventando sempre più conflittuale, perché manca quell’alleanza necessaria alla crescita dei ragazzi, alla costruzione del loro futuro. Si osserva, sempre più frequentemente, il tentativo dei genitori di giustificare i figli, di assecondarli, di mettersi dalla loro parte e anche, a volte, di sostituirli nell’assunzione di responsabilità. Genitori che vogliono evitare delusioni, brutti voti, note disciplinari, che si sentono essi stessi studenti e si mettono in una posizione di conflitto con gli insegnanti, o almeno di sospetto e di pretesa. Pretendo che tu capisca che mio figlio è molto sensibile, che mio figlio è stato assente perché fa sport, che mio figlio è timido o che mio figlio è distratto ma non è colpa sua; pretendo che tu, docente, sia più chiaro nelle spiegazioni, pretendo la sufficienza, pretendo la gratificazione e il perdono; sospetto che tu, insegnante, non ti sia impegnato abbastanza, mentre mio figlio studia ogni pomeriggio…
     In realtà, la confusione tra diritti e doveri è un grave problema del nostro Paese: non riusciamo a capire fino in fondo che i doveri sono il corrispettivo dei diritti, che non esistono diritti senza doveri! La scuola è un diritto e, quindi, è un dovere.
       Miei cari genitori, non proteggiamo i nostri figli in maniera distorta, sostituendoci a loro! Una bocciatura, un cattivo voto, una sconfitta scolastica molto spesso vengono vissuti come propri, come un dramma difficile da accettare. Questo atteggiamento è profondamente sbagliato, perché deresponsabilizza i figli, li priva delle loro emozioni e delle loro responsabilità. Non sovrapponiamoci ai ragazzi, lasciamo loro la possibilità di chiedersi dove hanno sbagliato, di confrontarsi direttamente con i docenti se temono di essere stati vittime di un’ingiustizia, di considerare il momento di crisi non come una sconfitta, bensì come un’opportunità di crescita e di cambiamento. Ricordiamo ai nostri ragazzi che la scuola è una parte della vita, non è la vita…
       Sigmund Freud sosteneva che fare l’insegnante, al pari del genitore, è un mestiere impossibile; si tratta di “mestieri” speciali, che nascono da una spinta del cuore, l’unica a lasciare tracce educative.
       L’insegnante mette in atto quotidianamente l’azione valutativa per conoscere e comprendere i propri alunni: la logica della conoscenza e la logica della comprensione permettono di ricavare dati il più possibile oggettivi. Alla conoscenza e alla comprensione, tuttavia, segue sempre la categoria dell’interpretazione, che è un fatto soggettivo, condizionato quindi dalle emozioni, dai sentimenti, dai desideri, dalle nostre proiezioni. L’atto valutativo, pertanto, scaturisce da un processo logico-argomentativo che non può ridursi alla media matematica fornita dal registro elettronico!
       Se l’apprendimento è un processo volto a produrre cambiamento, valutare significa accertare il cambiamento e verificarne la capacità di applicarne gli esiti. Un alunno che abbia studiato a memoria un capitolo e lo sappia rendere perfettamente ha appreso in modo autentico? Certamente no, perché la sua struttura cognitiva non ha subito alcuna modificazione, non ha “accomodato” il nuovo sapere, come afferma Piaget. Si tratterà di mero condizionamento e assimilazione passiva di contenuti preconfezionati, anche se quell’alunno probabilmente riceverà un buon voto. Al contrario, un alunno che abbia sbagliato nello studio del suddetto capitolo avrà una grave insufficienza. Ma se poi si impegna per comprendere, per studiare, per capire, potrà recuperare e dovrà essere valutato per il cambiamento che è riuscito ad apportare nella sua struttura cognitiva, senza per questo portarsi dietro “gli errori del passato”! Non dimentichiamo, infatti, che la “pedagogia dell’errore” di montessoriana memoria, considera l’errore un momento decisivo nel processo di apprendimento.
       Per questi motivi, cari docenti, vi esorto ad andare oltre la media matematica, che spegne la motivazione e uccide il desiderio di Sapere, ad osservare l’alunno in maniera olistica, a raccogliere dati e informazioni che creino le basi di una relazione interpersonale, elemento essenziale per una efficace azione didattica, poiché, come afferma Daniel Pennac, “l’insegnante non ha solo occhi per vedere, ma ha occhi che fanno vedere…”!
       E mi piace concludere questo augurio di inizio anno con un saluto di fine anno, che ho letto in rete e che condivido pienamente; a voi ragazzi, con la speranza che il Liceo “Fermi” vi dia radici solide e ali leggere per spiccare il volo!

«Forse un giorno farai un tatuaggio, sbaglierai facoltà, partirai con in tasca avendo un solo biglietto, avrai il tuo bar di fiducia, i capelli blu, crederai a chi ti farà male, perché credere fa più bene, ti innamorerai e aspetterai, farai il pompiere o l’architetto, magari sarai magistrato o il miglior parrucchiere del quartiere, viaggerai oppure resterai, scriverai un libro, suonerai il violino, il pianoforte o la batteria, odierai la matematica e amerai la filosofia oppure prenderai un dottorato in statistica.
       FARAI, SARAI e DIVENTERAI. Il presente, quanto il futuro, è tutto tuo. È per te. Sei te. Ma non è scritto in pagella. Ti prego di ricordarlo. Tu non sei quel 10, o un 7, un 8 o un 5. Non sarai nemmeno il 18 all’università o il 30 o la lode. La tua vita girerà intorno a numeri. Ma tu non sei, non sarai e non vali un numero. Credi in te stesso punto. Credi in quegli strumenti che ti sono stati dati in dono per affrontare il mondo e scuoti il cuore della gente. Accetta la caduta e poi spicca il volo. TU SEI NATO PER ESSERE FELICE.» #latuamaestra #buonevacanze #ultimacampanella

                                                                                                                                                          Il Dirigente Scolastico                                                                                                                                                                                                                          Prof.ssa Giovanna Griseta

Allegati:
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