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Lezione-concerto: "Da Pasolini a De Andrè" (prof. Talamo)

Mercoledì 17 dicembre, ore 16:00, nella Biblioteca d'Istituto

Da Pasolini a De Andrè
La poesia dialettale del Novecento

Lezione - concerto del prof. Roberto Talamo

Le poesie analizzate con traduzione in italiano


"I fiori di fango del dialetto"

La lezione si apre con l'immagine, tratta dallo scrittore Seamus Heaney (Nobel per la letteratura nel 1995), della poesia dialettale come "fiori di fango" accostati a "quelli immortali della perfetta intonazione". Segue una breve indicazione dei confini spazio temporali in cui situare gli autori considerati più significativi. Si tratta di una prospettiva ampia e non riduttiva del dialetto che è prevalsa e che ha ispirato l'opera dei poeti dialettali di questo secolo a partire da Delio Tessa, Biagio Marin, Virgilio Giotti, Giacomo Noventa, per giungere poi a Pier Paolo Pasolini, Albino Pierro, Andrea Zanzotto, in un arco temporale che va dal '14 al '76 per le edizioni più importanti.
Tra il primo e il secondo gruppo di poeti vi è non solo una distanza generazionale, ma una nuova motivazione del ricorso al dialetto che non è più quello delle grandi città come Milano o Trieste ma quello di comuni più periferici come Tursi, Pieve di Soligo o Casarsa. In questo secondo gruppo di poeti, definiti neodialettali, la cui produzione va dagli anni '60 agli '80, il dialetto si oppone all'effetto alienante e omologante della società postindustriale ed è motivato dall'esigenza - come in Pier Paolo Pasolini - di rifugiarsi nell'incorrotto, in una società dei consumi dove stanno scomparendo "le lucciole". Il dialetto, come lingua materna, "amniotica", in Pasolini e Zanzotto, conduce a verità dimenticate, ad un linguaggio arcaico e sacro, che può rivelare essenze universali.
Con il fascino che deriva dalla compostezza e precisione dello studioso, il Prof. Talamo ha saputo coinvolgere l'attenzione degli ascoltatori, porgendo anche la lettura dei testi scelti con rara versatilità interpretativa. Ha poi completato la dotta lezione con l'esecuzione alla chitarra di canzoni di Fabrizio De André in antico dialetto genovese , come "Creuza de ma" o "A Pittima" o ancora "D'ä Mæ Riva" e "Monti di Mola". Gradevolissima la voce e suggestiva la chitarra.

Nota a cura delle responsabili della biblioteca

 

 
 
 
Allegati:
Scarica questo file (dialettotalamo.pdf)Note della biblioteca[I fiori di fango del dialetto]151 kB
Scarica questo file (Da Pasolini a De Andrè_ poesie.pdf)Poesie dialettali[con traduzione]557 kB
Scarica questo file (locandina.pdf)Da Pasolini a De Andrè[LOCANDINA]157 kB